Farina di grillo e contaminazione culturale

Tra lo scetticismo dei più, dallo scorso 24 gennaio 2023 anche all’ interno dell’ Unione Europea è possibile acquistare (e vendere) farina di grillo o prodotti alimentari a base di polvere (farina) di Acheta Domesticus (il comune grillo domestico).

La polemica è arrivata puntuale, anche da parte di alcuni Chef. L’ Italia è un Paese molto legato alle tradizioni culinarie che da un lato rivendica con forte campanilismo e dall’altro, molto spesso, non sa apprezzare adeguatamente.

Per molti l’idea di commercializzare farina di grilli (già in uso in più di 100 Paesi nel mondo) rappresenta un insulto alla cucina del Bel Paese, che verrebbe contaminata da usanze inaccettabili.

Polemiche e inutili pregiudizi?

Qualche settimana fa Alberto Grandi, professore associato dell’Università di Parma è stato travolto dai Consorzi e dagli opinionisti (ma anche da alcune voci della politica) circa alcune sue dichiarazioni sulla storia della cucina italiana ( il Parmigiano è nato in Wisconsin)  e su alcuni prodotti dell’ industria agroalimentare (se avete perso questa vicenda, suggeriamo la lettura di questo articolo cliccando questo link).

Al 2019 invece risale la polemica sul ripieno dei tortellini bolognesi che per la festa di San Petronio, furono proposti “anche” con ripieno di pollo rispetto ai tradizionali con maiale: una iniziativa vissuta come una forte offesa alla tradizione a favore dell’integrazione di cittadini che per motivi religiosi non mangiano carne suina. 

Ogni occasione sembra essere buona per sollevare un polverone di ingiustizia e allarmismi. Ma sarà vero?

Circa la contaminazione, la storia insegna che moltissimi tra i prodotti in uso nella cucina Italiana non nascono in Italia e che da migliaia di anni portiamo in tavola prodotti nuovi e di provenienza estera.

Rispetto al fatto insopportabile di ingurgitare insetti dobbiamo invece accettare che mangiamo già frammenti di insetti: la legge ne tollera una certa quantità nelle farine alimentari. Non solo! L’Italia produce un formaggio tra i più pregiati al mondo: il casu marzu (formaggio marcio) realizzato in Sardegna, colonizzato dalle larve della mosca casearia. Questo prodotto è tra i formaggi Italiani più conosciuti a livello internazionale ed è passato da una produzione illegale al marchio DOP.

Trovare altri prodotti simili e nostrani non è difficile. In Abruzzo si produce il pecorino Marcetto; a Udine il Saltarello e in Emilia Romagna la Robiola Nissa. 

Il rifiuto sembra quindi essere prettamente culturale ma destinato a cambiare come è già accaduto molti anni fa per il pomodoro giunto in Italia nel ‘500 ma utilizzato solo a partire dalla fine del ‘700; per la patata considerata per un centinaio di anni velenosa, prima del diffondersi del suo consumo durante l’ 800; oppure più recentemente per il sushi giapponese, che molti rifiutavano perché a base di pesce crudo o molto più probabilmente perché proveniente dalla cultura asiatica, considerato che l’uso di pesce crudo e marinato era una già consolidata tradizione italiana soprattutto meridionale.

L’introduzione di alimenti nuovi è sempre una scommessa ma nonostante l’orgoglioso attaccamento alle tipicità nostrane, la nostra è una popolazione curiosa che con il tempo saprà valutare i benefici di questi Novel Food: apporto proteico importante e impatto ambientale ridotto.

Hai già provato questo alimento? Nel mese di febbraio a  Milano tanti pionieri erano presenti per provare il “Grillo Cheesburger” e si sono detti entusiasti. Il tam tam mediatico ha fatto sì che moltissimi curiosi abbiano prenotato un tavolo per provare questa novità. Il Grillo Cheeseburger è disponibile in edizione limitata: solo 100 hamburger al giorno per tutti i locali Pane & Trita della Lombardia.

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